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L’atto di precetto

Pubblicato il 24/09/2020

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Il secondo step d’azione del creditore per cercare di ottenere il recupero del suo credito, è l’atto di precetto. 

L’atto di precetto segue il decreto ingiuntivo, con il quale il creditore ingiunge al debitore di adempiere l’obbligazione di pagamento.

L’art. 480 c.p.c. definisce il precetto come “l’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo, entro un termine non minore di dieci giorni, salva l’autorizzazione di cui all’art. 482, con l’avvertimento che, in mancanza si procederà ad esecuzione forzata”. 

Nell’atto di precetto è specificata la somma esattamente dovuta, al netto di eventuali parziali pagamenti nel frattempo intervenuti e comprensiva degli interessi sul credito nel frattempo maturati. 

Secondo l’articolo 13 del D.lgs n. 83 del 27 giugno 2015, “Il precetto deve altresì contenere l’avvertimento che il debitore, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un Professionista nominato dal Giudice, può porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore”. Questo consente da un lato al creditore di rientrare più facilmente del suo credito, dall’altro al debitore di rimediare al proprio debito mediante un piano di rientro più sostenibile.

Il debitore ha comunque 10 giorni di tempo per muoversi, trascorsi i quali il creditore è libero di procedere al pignoramento.

Il precetto vale 90 giorni; se entro questo lasso di tempo il creditore non effettua il pignoramento, l’esecuzione non è più valida. Il creditore può comunque procedere alla notifica di un nuovo atto, facendo scattare altri 90 giorni.